Come introdurre e valorizzare il menù breakfast in hotel
Come introdurre o valorizzare il menù breakfast in hotel, la carta della colazione da far trovare sui tavoli, al buffet e/o in camera, e regolamentare così anche il famigerato take away. La carta del breakfast, seppur ancora relativamente poco diffusa negli hotel italiani, offre molti vantaggi. Intanto, gestire la colazione e allestirla come si deve comporta, […]
Come introdurre o valorizzare il menù breakfast in hotel, la carta della colazione da far trovare sui tavoli, al buffet e/o in camera, e regolamentare così anche il famigerato take away.
La carta del breakfast, seppur ancora relativamente poco diffusa negli hotel italiani, offre molti vantaggi. Intanto, gestire la colazione e allestirla come si deve comporta, per iniziare col più banale dei benefici, che è tuttavia fondamentale per la riduzione degli sprechi e il controllo dei costi, un aiuto per gli eterni indecisi e limita gli amanti dell’abbuffata, poiché consente al lettore di formarsi anticipatamente un’idea in merito a cosa scegliere senza lanciarsi sul buffet, vagare a vuoto o, peggio, riempiendosi il piatto di cibi che non finirà nemmeno per assaggiare.
Andando oltre la classica offerta di colazione continentale, ovvero basata prevalentemente su cibi dolci, oppure americana o inglese, che si concentra invece soprattutto sul salato, il menù del breakfast può suggerire degli abbinamenti tra piatti e bevande, dando loro sfumature diverse ma in grado di abbracciare l’intero spettro di utenza: salutista, goduriosa, vegan, energetica, biologica, etnica, light….in alcuni casi anche con l’indicazione del contenuto calorico, per i più attenti alla linea, che possono così trovare una risposta precisa alle loro esigenze.
Una menzione speciale, all’interno del menù breakfast in hotel, va riservata alla colazione tipica del posto, che può tradursi in una sola pietanza da mangiare o da bere, o magari in una ricetta. Se è vero che la curiosità e la voglia di sperimentare appartengono più all’ospite leisure rispetto a quello business, lo è altrettanto che i palati italiani, in modo bipartisan, non disdegnano un’offerta dolce più internazionale, che includa quindi muffin, ormai entrati a pieno titolo nelle colazioni italiane, waffles o gauffres – alla belga -, churros, crêpes o pancake, cialde in forma di cono o di cestino, e, infine, la classica ciambella americana doughnut. Non va dimenticato infatti che, nonostante alcuni ospiti mantengano le proprie abitudini alimentari anche in vacanza, altri le cambiano radicalmente, provando abbinamenti inediti all’insegna del fusion e mixando dolce e salato.
I must per un menù breakfast in hotel efficace
- impiegare denominazioni e provenienze, laddove rilevanti, dei prodotti presenti o, nel caso di piatti cucinati, di chi li ha preparati ed eventualmente sintetizzare il processo di realizzazione.
- avvalersi di un format, inteso come tipo di carta e dimensioni della stessa, e di un layout, cioè font, colore e disposizione del testo, freschi e allegri, in grado di far iniziare la giornata in modo positivo, e ben distinti da quelli dedicati al dinner.
- indicare la selezione di bevande calde, anche se convenzionali, perché non è detto che vedendole elencate tutte l’ospite scelga la solita, secondariamente poiché alcune proposte, come la cioccolata calda, il cappuccino con panna o l’indiano tè Chai, potrebbero costituire una piacevole sorpresa.
- specificare i diversi tipi di latte (intero, scremato, di soia, di riso, di mandorla, senza lattosio e via dicendo) che ovviamente vengono impiegati anche nella preparazione di cappuccini e bevande calde in genere.
- elencare i vari tipi di pane (segale, integrale, nero, senza glutine, di kamut, al farro ecc.), e di cereali e di muesli.
- riportare le spremute e i centrifugati di frutta abbinati alla dicitura “con frutta di stagione”, che salva la faccia in caso di indisponibilità di qualche articolo, assieme al prezzo se non offerti in forma gratuita, a seconda della policy dell’hotel.
- evidenziare la sezione dedicata alle uova.
- utilizzare terminologie meno scontate quali, ad esempio “prodotti del mercato equo-solidale, senza conservanti o zuccheri aggiunti, presidio Slow Food, latticini del caseificio X”.
- prevedere una traduzione del menù almeno in inglese ed eventualmente una nella lingua nazionale di appartenenza della maggioranza degli ospiti stranieri.

Scritto da Francesca Maffei
Albergatrice di 3° generazione e giornalista di settore, ha corredato la laurea specialistica in Management Internazionale all’Università Cattolica di Milano di una specializzazione in Marketing alla Michigan State University (USA), in Comunicazione Aziendale Integrata a Il Sole 24 Ore Business School di Milano, in Hotel Management all’Università di Les Roches e Glion (CH) e in Revenue Management all’Università di Siviglia (ES). Già vicepresidente di Federalberghi giovani, è presidente GAT – Associazione Albergatori Trentino, consigliere Museo delle Scienze – MUSE di Trento e ApT Madonna di Campiglio, oltre che communication manager per 3Tre Ski World Cup.
Iscriviti alla
Newsletter
Ti basta inserire la tua email!
Ricevi periodicamente risorse gratuite, articoli di approfondimento, guide pratiche in e-book e il reminder per i nostri eventi live e digitali!


