Articoli

Gli itinerari culturali europei come destinazioni turistiche


Quali sono le strade europee? Troppo facile rispondere la E33 o la E74 e continuare  elencando le varie autostrade. Se si parla di turismo, le vie a cui facciamo riferimento sono il Cammino di Santiago, la via Francigena, la via Augustina, la via Regia, la via dei Vichinghi, la via delle località Termali storiche o quella delle […]
Quali sono le strade europee? Troppo facile rispondere la E33 o la E74 e continuare  elencando le varie autostrade. Se si parla di turismo, le vie a cui facciamo riferimento sono il Cammino di Santiago, la via Francigena, la via Augustina, la via Regia, la via dei Vichinghi, la via delle località Termali storiche o quella delle Ceramiche artistiche oppure la Rotta dei Fenici. Queste strade, insieme a tante altre, rappresentano gli Itinerari culturali europei. Molti non sono brand noti o almeno non ancora, anche se comprendono mete molto amate dai turisti europei. Fa probabilmente eccezione Santiago di Compostela, che certifica ormai oltre 220.000 visitatori all’anno, senza contare coloro che non si fanno rilasciare il passaporto (o credenziale) del pellegrino. Una qualche notorietà è stata raggiunta anche da alcuni tratti della via Francigena, che sta diventando tra le altre cose anche una nuova meta per gite scolastiche attente al tema del turismo sostenibile.

Da dove nascono gli Itinerari culturali europei?

Queste strade sono il risultato della lunga storia europea, che è stata soprattutto storia di uomini in cammino: i pellegrini verso i luoghi di devozione, i mercanti verso i mercati urbani, i turisti verso i luoghi di cura o di divertimento. Nel corso dei secoli questi percorsi transeuropei hanno forgiato l’Europa e sono sopravvissuti a quei continui cambiamenti nei confini nazionali che ha rappresentato una delle cifre della storia europea. Ma nascono anche dalla decisione del 1987 dell’Unione europea di identificare gli Itinerari della cultura transeuropea attraverso un processo che partiva dai territori. Si è così creato una sorta di grande laboratorio di ricerca finalizzato alla individuazione di nuovi prodotti culturali, al quale potevano contribuire tutte le città europee. Il laboratorio si chiama Istituto degli Itinerari culturali del Consiglio d’Europa, che dall’anno della sua costituzione ha riconosciuto 29 itinerari transeuropei. Tutti ideati con un processo bottom up, cioè percorsi che abbracciano i diversi stati europei e che individuano nel viaggio lo strumento principe per l’identificazione e la diffusione di una cultura europea sovranazionale. Ma il collegamento con il turismo dov’è?

Gli itinerari culturali europei sono anche il brand di prodotti turistici?

Come accade sempre nei laboratori di ricerca, alcune delle invenzioni trovano un’applicazione anche sul mercato, altre no. Alcuni degli Itinerari culturali europei hanno già trovato un loro sviluppo come percorsi e destinazioni turistiche, diventando un’innovazione di prodotto (vedi Santiago di Compostela) e soprattutto un brand capace di valorizzare anche territori ritenuti marginali. Altri, invece, sono ancora un’ invenzione culturale in cerca di un prodotto turistico attraente (come ad esempio il recentissimo itinerario ATRIUM, sull’architettura negli spazi urbani dei regimi totalitari). Sta di fatto che il Touring club già nel 2006 aveva pubblicato tre Guide sulla via Francigena e che molte delle Guide europee degli ultimi anni che suggeriscono viaggi attraverso l’Europa ripercorrono proprio gli Itinerari culturali europei. Insomma a quasi trent’anni dalla creazione dell’Istituto del Consiglio d’Europa, almeno una parte della ricerca culturale sino ad ora realizzata si sta concretizzando anche nello sviluppo di prodotti turistici. Come migliorare questo risultato? Tenendo a mente il principio a monte del processo: la creazione di nuovi prodotti richiede investimenti nella ricerca di base. Un concetto ben chiaro per le manifatture, ma che purtroppo non sempre viene applicato al comparto turistico.


Scritto da Patrizia Battilani

Professore di Storia economica presso l’Università di Bologna dal 2002. Si occupa di innovazione nel turismo culturale e fa parte del comitato editoriale del Journal of Tourism History edito nel Regno unito. Ha pubblicato diversi libri e numerosi saggi soprattutto sui temi della cultura di impresa e delle trasformazioni del settore turistico.

Iscriviti  alla
Newsletter

Ti basta inserire la tua email!


Ricevi periodicamente risorse gratuite, articoli di approfondimento, guide pratiche in e-book e il reminder per i nostri talk bimestrali, in cui intervistiamo esperti del settore e trattiamo tematiche per la crescita del tuo business!

  • Questo campo serve per la convalida e dovrebbe essere lasciato inalterato.

Certificazioni