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Lavoro nero, cosa rischia l’imprenditore


Con l’arrivo dell’estate, in Italia aumenta il ricorso al lavoro stagionale legato al settore turistico. In bar, ristoranti, strutture ricettive e stabilimenti balneari vengono impiegate persone per la durata della bella stagione. Purtroppo però, non sempre vengono assunte con regolare contratto di lavoro. Il lavoro nero in Italia Sempre più frequente, infatti, il ricorso al lavoro nero: le associazioni di […]
Con l’arrivo dell’estate, in Italia aumenta il ricorso al lavoro stagionale legato al settore turistico. In bar, ristoranti, strutture ricettive e stabilimenti balneari vengono impiegate persone per la durata della bella stagione. Purtroppo però, non sempre vengono assunte con regolare contratto di lavoro.

Il lavoro nero in Italia

Sempre più frequente, infatti, il ricorso al lavoro nero: le associazioni di categoria e i sindacati lanciano un preoccupante campanello d’allarme. Nelle principali destinazioni turistiche, stimano che per l’estate in corso ben il 55% dei lavoratori non avrà un contratto regolare. Un dato in crescita rispetto allo scorso anno (+8%), probabilmente dovuto all’incertezza normativa nata dalla recente cancellazione dei voucher e dall’attuale mancanza di misure sostitutive. Facciamo però un passo indietro. Perché sulla definizione di lavoro nero bisogna intendersi.

Cos’è il lavoro nero?

La definizione di “lavoro nero” attiene a tutte quelle ipotesi in cui un lavoratore presti la propria attività per conto di un imprenditore senza alcuna formalizzazione contrattuale e senza che ne sia stata data comunicazione al Centro per l’Impiego e agli Istituti previdenziali ed assistenziali. Anche in tal caso il lavoratore potrebbe rivolgersi all’Autorità Giudiziaria, per ottenere l’accertamento della sussistenza di un rapporto di lavoro (che anche in tal caso sarà suo onere dimostrare) e la condanna dell’imprenditore alla regolarizzazione contrattuale. Naturalmente, sia la fattispecie del lavoro straordinario non retribuito, sia quella del lavoro nero (più spesso la seconda della prima) possono essere oggetto di accertamento dagli organi ispettivi del Ministero del Lavoro, dell’Inps o dell’Inail (oggi accorpati nell’Ispettorato Nazionale del Lavoro), con la conseguente applicazione al datore di lavoro di sanzioni ed ingiunzioni per il pagamento dei contributi previdenziali e dei premi assicurativi omessi.

Sanzioni previste

Nell’ipotesi del lavoro nero, le sanzioni previste sono particolarmente gravi: basti pensare che la sola omessa comunicazione della assunzione ai Servizi per l’Impiego comporta una sanzione amministrativa che va da 100 euro a 500 euro per ciascun lavoratore interessato. Inoltre, il lavoro sommerso comporta altresì:
  • una maxisanzione amministrativa da 1.500 euro a 9.000 euro per ciascun lavoratore irregolare, nel caso di impiego effettivo del lavoratore fino a 30 giorni;
  • una maxisanzione da 3.000 euro a 18.000 euro, per ciascun lavoratore irregolare, nell’ipotesi di impiego effettivo del lavoratore da 31 a 60 giorni;
  • una maxisanzione da 6.000 euro a 36.000 euro, per ciascun lavoratore irregolare, nell’ipotesi di impiego effettivo del lavoratore per oltre 60 giorni.

Lo straordinario è lavoro nero?

Attenzione: il lavoro svolto dal dipendente regolarmente assunto, in un numero di ore superiore a quello contrattualmente previsto, e non retribuite, non si definisce lavoro nero: semplicemente è una prestazione di lavoro straordinario che non è stata ricompensata e che costituisce un inadempimento contrattuale del datore di lavoro. La legge prevede che la retribuzione per detta attività debba essere maggiore rispetto a quella c.d. ordinaria, quella cioè che rientra nel normale orario di lavoro, e demanda ai contratti collettivi la quantificazione della suddetta maggiorazione. In difetto di pagamento, o di pagamento in misura inferiore a quella spettante, il lavoratore potrà rivolgersi all’Autorità Giudiziaria, ma sarà suo onere dimostrare che effettivamente ha lavorato oltre il normale orario di lavoro e la prova spesso non è agevole. Le sanzioni per il lavoro straordinario non retribuito sono inferiori rispetto a quelle previste per il lavoro nero: viene infatti punito con una sanzione amministrativa da 25 euro a 154 euro.


Scritto da Gianfranco Focherini

Laureato in Giurisprudenza presso l’Università di Bologna, è iscritto all’albo degli Avvocati di Bologna dal 1997 e da tale data esercita la professione forense, occupandosi di diritto del lavoro e della previdenza sociale. E’ socio dell’AGI -Associazione Giuslavoristi Italiani- sin dal 2002; è docente di Diritto del Lavoro in Master post-universitari; svolge attività di consulenza per imprese ed istituzioni e si occupa di assistenza e difesa legale, in materia lavoristica e previdenziale.

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