Oggi parliamo di stronzi sul lavoro, una categoria che, nel mondo del business, sembra piuttosto ben rappresentata. A tutti i livelli: imprenditori, manager, impiegati, consulenti ecc. Oltre che ben rappresentata, la categoria è certamente temuta e – soprattutto quando i soggetti in questione occupano posizioni di vertice – anche un po’ ammirata. Robert Sutton, un consulente americano […]
Oggi parliamo di stronzi sul lavoro, una categoria che, nel mondo del business, sembra piuttosto ben rappresentata. A tutti i livelli: imprenditori, manager, impiegati, consulenti ecc.
Oltre che ben rappresentata, la categoria è certamente temuta e – soprattutto quando i soggetti in questione occupano posizioni di vertice – anche un po’ ammirata.
Robert Sutton, un consulente americano autore di diversi best seller, agli stronzi in azienda ha dedicato un libro. Per dimostrare – dati alla mano – che fanno molto più male che bene: a se stessi, agli altri, ma soprattutto alle aziende che li tollerano. Il suo libro si chiama “Il metodo antistronzi” e, a dispetto di quel che potrebbe sembrare, dice cose piuttosto serie e interessanti.
A partire da un equivoco in cui, spesso, si cade. Specie di fronte a persone molto capaci e altrettanto stronze. L’equivoco è pensare che siano bravi e ottengono risultati brillanti proprio perché sono stronzi.
La realtà, dice Sutton, è che ottengono performance brillanti malgrado la loro stronzaggine. Che può essere utile per scalare le gerarchie ma quasi mai è funzionale alla sana gestione di un’azienda, specie di servizi.”Le aziende in cui si dà spazio alla comprensione anziché alla paura – afferma Sutton – attraggono più talenti, hanno costi di turnover più bassi, maggiore condivisione delle idee e numerosi vantaggi competitivi”.
E veniamo all’altro equivoco: pensare che il metodo antistronzi sia l’ennesima manifestazione di buonismo. Errore: Sutton non vuole “smidollati o damerini”, ma persone capaci di confrontarsi e scontrarsi in modo costruttivo. Il che significa discutere sulle idee e sulle soluzioni evitando l’animosità personale e mantenendo sempre il rispetto per le persone.
Robert I. Sutton, “Il metodo antistronzi. Come creare un ambiente di lavoro più civile e produttivo o sopravvivere se il tuo non lo è”, Elliot Edizioni, pagg. 224, 14 euro (ben spesi).
Come riconoscerli e perché sono dannosi
La stronzaggine sul lavoro, secondo Sutton, è la manifestazione prolungata di comportamenti ostili, verbali e non verbali (escluso il contatto fisico). Gli stronzi si riconoscono da due elementi:- Mettono a disagio il loro interlocutore, facendolo sentire oppresso, sminuito, umiliato, indebolito.
- Si comportano così con le persone che hanno meno potere e non con quelle che ne hanno di più.
Vale la pena essere stronzi sul lavoro?
Già, ma se invece a essere stronzi siamo noi (o se ci viene il dubbio che sia una strategia efficace)? Sutton parla di “illusione di efficacia”. Sentite qui cosa succede, normalmente, al cospetto di un capo stronzo:- i vostri collaboratori vi dicono solo le belle notizie e vi nascondono i problemi;
- fanno scena quando c’è il capo e non appena se ne va ritornano alle loro cattive abitudini;
- lavorano non per il bene dell’azienda ma per non farvi arrabbiare;
Il libro
Robert I. Sutton, “Il metodo antistronzi. Come creare un ambiente di lavoro più civile e produttivo o sopravvivere se il tuo non lo è”, Elliot Edizioni, pagg. 224, 14 euro (ben spesi).
Scritto da Andrea Mongilardi
Laurea in Economia aziendale e Master in economia del turismo all’Università Bocconi, prima di dedicarsi al giornalismo specializzato si è occupato di studi di fattibilità per un gruppo alberghiero internazionale. Giornalista, conferenziere e formatore, ha progettato e realizzato la campagna pubblicitaria internazionale straordinaria dell’Enit “Italia Opera Unica”.
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