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La detassazione dei premi produttività secondo la Legge di Stabilità


Dopo aver parlato delle novità relative all’utilizzo dei voucher, approfondiamo oggi i benefit introdotti (o reintrodotti) dalla Legge di Stabilità 2016 in relazione alla detassazione dei premi produttività. Mentre negli anni precedenti erano previste misure temporanee di tassazione agevolata, la legge di Stabilità ha reinserito, a decorrere dal 2016, l’applicazione di un’imposta sostituiva dell’Irpef e delle […]
Dopo aver parlato delle novità relative all’utilizzo dei voucher, approfondiamo oggi i benefit introdotti (o reintrodotti) dalla Legge di Stabilità 2016 in relazione alla detassazione dei premi produttività. Mentre negli anni precedenti erano previste misure temporanee di tassazione agevolata, la legge di Stabilità ha reinserito, a decorrere dal 2016, l’applicazione di un’imposta sostituiva dell’Irpef e delle relative addizionali del 10 per cento per i premi di produttività del settore privato. La legge di Stabilità ha però introdotto importanti elementi nuovi, tra cui l’estensione del beneficio alla partecipazione agli utili dell’impresa da parte dei lavoratori e la possibilità, a richiesta di questi ultimi, di ricevere i premi sotto forma di benefit detassati.

Quando si applica la detassazione dei premi produttività?

  • La tassazione agevolata si applica ai premi di risultato la cui corresponsione sia legata ad incrementi di produttività, redditività, qualità ed efficienza, nonché alle somme erogate sotto forma di partecipazione agli utili dell’impresa, entro il limite di 2.000 euro lordi, elevati a 2.500 euro lordi per le aziende che coinvolgono i lavoratori nell’organizzazione del lavoro.
  • Per poter beneficiare dell’incremento dell’importo su cui applicare l’imposta agevolata è necessario che i lavoratori intervengano, operino ed esprimano opinioni che, in quello specifico contesto preso a riferimento per il calcolo del premio, siano considerate di pari livello, importanza e dignità di quelle espresse dai responsabili aziendali.
  • Le somme ed i valori per i quali può applicarsi l’imposta sostituiva, e quindi sia i premi di risultato che gli utili da distribuire, devono essere “erogati in esecuzione dei contratti aziendali o territoriali di cui all’art. 51 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81”. In altre parole, l’imposta agevolata sui premi di risultato e sugli utili da distribuire si applica solo se prevista da accordi aziendali o territoriali conclusi con le associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, o con le loro rappresentanze sindacali aziendali (RSA), o con la rappresentanza sindacale unitaria (RSU).
  • Il contratto aziendale o territoriale dovrà prevedere i criteri di misurazione degli indici incrementali, nonché degli strumenti e delle modalità di coinvolgimento paritetico dei lavoratori nell’organizzazione del lavoro, ai fini dell’incremento, da 2.000 a 2.500 euro lordi, dell’importo massimo agevolabile.
  • Un’ulteriore condizione richiesta per ottenere la detassazione dei premi produttività è che gli accordi aziendali o territoriali che li prevedono (come sopra esposto, da sottoscrivere obbligatoriamente con le organizzazioni sindacali) siano depositati presso la Direzione Territoriale del lavoro competente per territorio entro trenta giorni dalla loro sottoscrizione, unitamente alla dichiarazione di conformità di tali contratti alle disposizioni contenute nella legge.

In quasi casi invece l’agevolazione non si applica?

Sono quindi esclusi dalla detassazione dei premi produttività prevista dalla legge di Stabilità 2016 gli elementi retributivi premiali erogati in attuazione di accordi o contratti collettivi nazionali di lavoro, oppure di accordi individuali conclusi fra datore di lavoro e lavoratore. L’agevolazione non si applica a tutti i dipendenti, ma solo a coloro che, nell’anno precedente a quello di percezione delle somme agevolate, abbiano avuto un reddito di lavoro dipendente, anche se derivante da più redditi di lavoro, non superiore a 50.000 euro (dunque, la gran parte).


Scritto da Gianfranco Focherini

Laureato in Giurisprudenza presso l’Università di Bologna, è iscritto all’albo degli Avvocati di Bologna dal 1997 e da tale data esercita la professione forense, occupandosi di diritto del lavoro e della previdenza sociale. E’ socio dell’AGI -Associazione Giuslavoristi Italiani- sin dal 2002; è docente di Diritto del Lavoro in Master post-universitari; svolge attività di consulenza per imprese ed istituzioni e si occupa di assistenza e difesa legale, in materia lavoristica e previdenziale.

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