Il format è quello dello“slow-fast-food”, che punta a un piatto unico, genuino e di alta qualità: in questa chiave, agli italiani l’hamburger piace. Ma quali i fattori fondamentali di successo per gli esercenti? Cosa serve per aprire un’hamburgeria Sono 5 le caratteritiche alle quali prestare particolare attenzione per avere successo in questo tipo di mercato: […]
Il format è quello dello“slow-fast-food”, che punta a un piatto unico, genuino e di alta qualità: in questa chiave, agli italiani l’hamburger piace. Ma quali i fattori fondamentali di successo per gli esercenti?
Cosa serve per aprire un’hamburgeria
Sono 5 le caratteritiche alle quali prestare particolare attenzione per avere successo in questo tipo di mercato:- Ingredienti
- Location
- Attrezzature
- Servizio
- Prezzi
Casi di successo in Italia
Tra i vari esempi si può citare M** Bun, catena che deve il proprio nome a un’espressione del dialetto piemontese (Mac Bun significa “solo buono”). Il format, ideato da Francesco Bianco e Graziano Scaglia, propone 7 diverse ricette di hamburger a base di carne piemontese, tartare, tome, dolci, vini e birre prodotti in zona. C’è poi Ham Holy Burger, da subito all’onore delle cronache per l’ordinazione affidata agli iPad (abbiamo già visto l’utilizzo vincente di strumenti tecnologici in un articolo precedente). A Bologna c’è invece Well Done Burger, che sceglie solo ingredienti bio. Il motivo è presto detto: il prodotto è di qualità più alta del classico fast food. Perché la carne è scelta e la filiera corta (creazione, trasformazione, distribuzione…). Mentre gli altri alimenti della carta, dalle patate alle salse, hanno un alto valore aggiunto: bando a conservanti, addensanti, cibi congelati… La stessa filosofia è stata adottata da un locale inaugurato a Forlì pochi mesi fa, Amburgheria Creativa, che ha eliminato l’acca iniziale nel nome proprio a sottolineare la scelta dei prodotti a km0. Per i panini sono utilizzate solo verdure del contadino di fiducia e risorse del territorio, indicate direttamente sulla carta. Il menù consiglia inoltre ai clienti “il pane che meglio si sposa con gli ingredienti al suo interno”, nonché la birra giusta per ogni hamburger.Scritto da Giancarlo Fina
Laurea in Economia e commercio presso l’Università di Bologna, ha maturato un’esperienza pluriennale nella GDO lavorando in aziende di rilievo nazionale. Segue incarichi che spaziano dallo sviluppo di nuove categorie merceologiche, dalle contrattazioni commerciali fino alla gestione del brand & category management e all’analisi del posizionamento.
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