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7 suggerimenti per aprirsi al Turismo Halal


Già la scorsa estate Milano era salita agli onori della cronaca per essere una delle destinazioni più ambite dal nuovo segmento, e non ci sono motivi per immaginare che il fenomeno non tornerà a ripetersi nel 2017. Venezia ha pensato di istituire per gli hotel dedicati alla nicchia un’apposita certificazione di qualità. E il Piemonte […]
Già la scorsa estate Milano era salita agli onori della cronaca per essere una delle destinazioni più ambite dal nuovo segmento, e non ci sono motivi per immaginare che il fenomeno non tornerà a ripetersi nel 2017. Venezia ha pensato di istituire per gli hotel dedicati alla nicchia un’apposita certificazione di qualità. E il Piemonte organizza nel frattempo convegni sul tema per accogliere come si conviene il nuovo, redditizio segmento. Stiamo parlando del turismo halal, cioè del prodotto alberghiero e turistico destinato a quel bacino di visitatori di fede islamica che ha puntato gli occhi sull’Italia eleggendola tra le mete di vacanza predilette.

Turismo halal: che opportunità!

Si stima che nel 2018 questo mercato genererà un fatturato pari a 181 miliardi di dollari, una cifra che secondo gli analisti salirà significativamente di anno in anno, arrivando – a quanto si legge nel rapporto recentemente diffuso da Thomson Reuters e Dinar Standard – a 234 miliardi già entro il 2021. “È un turismo di alta gamma – spiega Paolo Pietro Biancone, ordinario di finanza islamica dell’Università di Torino -, che per gli operatori del settore costituisce una interessante opportunità“. Biancone fa notare che solo nel 2013 l’Italia si trovava al quinto posto nella classifica delle destinazioni mondiali più richieste da questi turisti; ma il nostro Paese, percepito come luogo di vacanza sicuro, è destinato a scalare la graduatoria. E Milano è probabilmente la dimostrazione più concreta di come questo trend vada evolvendosi. Lo scorso anno nelle preferenze dei viaggiatori islamici il capoluogo lombardo ha tenuto testa a Londra e Parigi, vedendo crescere il flusso di visitatori di 20 punti percentuali rispetto al 2015. Come per lo più avviene in questi casi, si è trattato di viaggiatori con altissima propensione alla spesa, spesso sceicchi accompagnati dalle loro numerose famiglie. E anche per questo il fenomeno non è passato inosservato agli occhi del comparto turistico italiano, in particolare di quegli operatori dell’accoglienza e della ristorazione che si stanno interrogando sull’opportunità di aprirsi a questa nuova frangia di utenza. Certo, l’approccio al mercato islamico prevede una seria preparazione di base, ma non per questo deve costituire un freno o implicare una rinuncia alla clientela di altra provenienza. Secondo Biancone sarebbe infatti un grave errore pensare che aprirsi a questo target significhi rinunciare ai clienti tradizionali o acquisiti. La sua opinione è semplicemente che il mondo arabo aiuterebbe ad acquisire nuovi clienti, peraltro di fascia alta, “attraendoli – puntualizza – con siti e piattaforme dedicate”. Per anni restia ad utilizzare il web per le varie operazioni commerciali, oggi la popolazione islamica è infatti molto attiva in rete. Col tempo nell’area mediorientale sono stati perfezionati i metodi di pagamento online, e tutto questo ha ridimensionato la sfiducia degli utenti per lo strumento e il conseguente timore di essere truffati. Questo fa sì che oggi su quei mercati si registri una vera e propria esplosione del web e dell’e-commerce, gestito soprattutto attraverso gli smartphone. Uno studio pubblicato da ArabPress.eu fa ad esempio notare come ormai i due terzi degli utenti online dell’Arabia Saudita effettui acquisti via mobile. E lo stesso avviene abitualmente per il 95 per cento degli utenti kuwaitiani. Prima ancora di mettere a punto la comunicazione e la commercializzazione del prodotto, va però compreso come mettere a regime il servizio turistico.

7 suggerimenti per accogliere il Turismo Halal

Intanto va chiarito che halal significa ‘lecito’ e che etichettare con questa parola il proprio prodotto significa confezionare una proposta basata sull’uso e sul consumo di quegli alimenti e di quei prodotti ammessi per i credenti di fede musulmana. Fate dunque molta attenzione affinché:
  1. il ristorante sia bene informato sulle modalità di preparazione dei cibi e sulla scelta delle carni e delle bevande da servire;
  2. in camera ci sia una copia del Corano a disposizione degli ospiti;
  3. nel frigobar non ci siano bevande alcoliche;
  4. il televisore non sia programmato per ricevere canali per soli adulti;
  5. i prodotti del bagno non contengano sostanze di derivazione animale o alcolica;
  6. siano disponibili mappe e informazioni per raggiungere le sale di preghiera più vicine;
  7. vengano forniti i tappetini per la preghiera, insieme a segnalazioni o bussole per l’indicazione della Mecca.
Tutto questo rientrerebbe in ciò che gli esperti indicano come servizio halal light, consigliato in una prima fase sperimentale e richiesto in generale da Halal Italy per la concessione della certificazione halal friendly. Successivamente si potrebbe eventualmente pensare ad un’ulteriore specializzazione attraverso l’arricchimento del servizio.

Gli step di apertura al Turismo Halal

I passi suggeriti per aprirsi al turismo halal sono infatti riassumibili in tre categorie, e naturalmente ciascun albergatore può scegliere fino a dove spingersi nella specializzazione:
  • halal light – Prevede che si servano cibi e bevande preparate secondo le specifiche prescrizioni e che si faccia trovare nelle camere una copia del Corano. Il servizio halal light è quello oggi più diffuso nelle strutture alberghiere europee;
  • halal normal – Include tutti i servizi previsti per l’halal light con l’aggiunta di spazi in piscina e nelle spa riservati alle donne;
  • halal strong  –  Implica una scelta nettamente orientata al target ed è per questo ancora poco diffuso nel continente europeo. Oltre ai servizi indicati nei due casi precedenti richiede infatti strutture alberghiere appositamente concepite, con tutti i servizi e gli spazi notturni separati per uomini e donne.
Infine, il profilo del viaggiatore-tipo tracciato da Halal Italy ci dice che si muove per lo più con: 7 suggerimenti per aprirsi al turismo halal L’area di provenienza di questi turisti – soprattutto di quelli con elevata propensione alla spesa – è oggi in prevalenza mediorientale, identificabile i maggiori paesi esportatori di petrolio, quali Arabia Saudita, Kuwait, Emirati Arabi Uniti e Qatar. Gli osservatori di mercato prevedono però un ampliamento del bacino, come conferma la stessa Halal Italy, secondo la quale inizierebbero a “divenire interessanti anche i flussi da Iran, Indonesia, Turchia e Nord Africa”.


Scritto da Paola Tournour-Viron

Si occupa da oltre vent’anni di giornalismo turistico per il trade, con specializzazione in nuove tendenze e sviluppo dei mercati esteri. E’ curatrice di Studi ed Osservatori di Mercato per il turismo italiano ed estero, nonché redattrice e speaker di corsi multimediali su alcune tra le principali destinazioni turistiche internazionali. E’ stata conduttrice di rubriche radiofoniche sul tema dei viaggi ed è docente a contratto di marketing e comunicazione in corsi per gli istituti superiori a indirizzo turistico e alberghiero. Per Mondadori Education è coautrice dei volumi “Comunicare l’Impresa Turistica” e “Tecniche di Comunicazione”.

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