L’offerta di frutta e verdura al ristorante delude i consumatori italiani
Gli italiani mangiano sempre più frutta e verdura al ristorante. E gradirebbero che gli esercenti assecondassero in modo più creativo e variegato questa loro crescente inclinazione. E’ quanto emerge dall’ultimo sondaggio dell’Unione Nazionale Consumatori (UNC), fonte preziosa di indicazioni di tendenza utili almeno per il prossimo lustro. Prima di esaminarle è però bene fare chiarezza su […]
Gli italiani mangiano sempre più frutta e verdura al ristorante. E gradirebbero che gli esercenti assecondassero in modo più creativo e variegato questa loro crescente inclinazione.
E’ quanto emerge dall’ultimo sondaggio dell’Unione Nazionale Consumatori (UNC), fonte preziosa di indicazioni di tendenza utili almeno per il prossimo lustro.
Prima di esaminarle è però bene fare chiarezza su un punto: sulle tavole dei nostri connazionali, anche su quelle domestiche, il consumo di frutta e verdura è in impennata. L’attenzione che si chiede ai ristoratori non sarebbe dunque specchio di un momentaneo capriccio o di una moda fugace. Secondo Coldiretti ci troveremmo infatti in una vera e propria fase di svolta, con un consumo pro capite che nel 2016 ha sfiorato i 320 chili e un aumento di 3 chili a persona negli ultimi quattro anni. “La spesa per l’acquisto di alimenti vegetali – riporta Coldiretti – raggiunge i 98,55 euro al mese per famiglia, sorpassando quella per la carne e diventando la prima voce del budget dedicato alla cucina: una rivoluzione epocale per le tavole nazionali”.
A pilotare il trend sarebbero soprattutto i giovani, sensibilizzati al tema sin dai banchi di scuola, tanto che ben il 37% dei soli Millennials investe oggi cifre significative nell’ortofrutta. E se le mele risultano essere il frutto più consumato, sul podio degli ortaggi si posizionano nell’ordine patate, pomodori e insalate.
Alla domanda “sceglieresti più volentieri un ristorante con una varietà più ampia di frutta e verdura?”, ha infatti risposto positivamente il 71% dei sondaggiati, aggiungendo che gradirebbero non soltanto una proposta più ampia ma anche di tipo stagionale (a questo proposito, trovate qui alcuni consigli su come creare proposte periodiche e menù stagionali). Questo perché la maggioranza (55%) si dice pronta a consumare soltanto frutta italiana, di periodo e garantita, contro un 43% che apprezza indifferentemente quella stagionale e quella esotica e solo un 2% che invece propende nettamente per la seconda.
Ciononostante, pare che al momento una sostanziosa maggioranza (68%) di clienti valuti “del tutto insufficiente” l’attuale offerta di frutta e verdura al ristorante. A questi si aggiunge un 22% di persone più moderate nel giudizio che, pur non ritenendolo un parametro discriminante, apprezzerebbe comunque una proposta più variegata di piatti a base vegetale. Solo il 10%, in buona sostanza, lascerebbe tutto com’è.
A pilotare il trend sarebbero soprattutto i giovani, sensibilizzati al tema sin dai banchi di scuola, tanto che ben il 37% dei soli Millennials investe oggi cifre significative nell’ortofrutta. E se le mele risultano essere il frutto più consumato, sul podio degli ortaggi si posizionano nell’ordine patate, pomodori e insalate.
Ma quali sono i plus che meglio predispongono alla spesa?
- In testa a tutti ci sarebbe l’origine, un criterio preso in considerazione dal 53% degli acquirenti italiani (contro il 34% della media europea);
- seguono la salubrità e l’innovazione in termini di servizi che accompagnano il prodotto;
- infine il prezzo, che costituisce una discriminante soltanto per il 32% dei nostri connazionali.
Gli italiani fanno sul serio
Queste nuove abitudini si ripercuotono ovviamente sulle scelte “extra-domestiche”, che stanno virando verso il consumo di frutta e verdura al ristorante. E qui entrano in gioco le rilevazioni dell’UNC: dal sondaggio risulta chiarissimo che l’offerta ortofrutticola del menù può oggi arrivare a determinare la preferenza per un locale o il suo abbandono.
Alla domanda “sceglieresti più volentieri un ristorante con una varietà più ampia di frutta e verdura?”, ha infatti risposto positivamente il 71% dei sondaggiati, aggiungendo che gradirebbero non soltanto una proposta più ampia ma anche di tipo stagionale (a questo proposito, trovate qui alcuni consigli su come creare proposte periodiche e menù stagionali). Questo perché la maggioranza (55%) si dice pronta a consumare soltanto frutta italiana, di periodo e garantita, contro un 43% che apprezza indifferentemente quella stagionale e quella esotica e solo un 2% che invece propende nettamente per la seconda.
Ciononostante, pare che al momento una sostanziosa maggioranza (68%) di clienti valuti “del tutto insufficiente” l’attuale offerta di frutta e verdura al ristorante. A questi si aggiunge un 22% di persone più moderate nel giudizio che, pur non ritenendolo un parametro discriminante, apprezzerebbe comunque una proposta più variegata di piatti a base vegetale. Solo il 10%, in buona sostanza, lascerebbe tutto com’è.
Quindi si può migliorare?
Ovviamente, anche dove la proposta sia ritenuta sufficientemente ricca, potrebbero esserci margini di miglioramento, in primo luogo nelle modalità di presentazione. I consumatori anche in questo caso pretendono infatti maggiore trasparenza e precisione. Il 55%, ad esempio, vorrebbe ricevere maggiori informazioni sulle proprietà nutritive dei piatti, incluse quelle caloriche e chimiche. Non dimentichiamo a questo proposito che, come rilevato dal Monitor Ortofrutta Agroter-Istat, da parte degli italiani si è alzata moltissimo la soglia di attenzione sul rapporto cibo-salute. Qui allora vengono in vostro aiuto tanti strumenti, in primis i cavalieri da tavola (se volete utilizzare materiale cartaceo) oppure il suggestive selling (se ritenete più efficace formare il personale di sala). Perché dovreste farlo? Ecco alcuni buoni motivi.Perché valorizzare frutta e verdura al ristorante
Varrebbe davvero la pena prendere nota di quanto appena detto, perché in tema di vegetali:- il 53% si dichiara pronto a pagare un prezzo più alto per alimenti e bevande che non contengano ingredienti indesiderati;
- il 37% di dice disposto a sacrificare il gusto per un cibo più salutare;
- il 67% si dice preoccupato per l’impatto a lungo termine degli ingredienti artificiali sulla salute della persona;
- e il 71% sostiene di avere un atteggiamento positivo nei confronti delle aziende trasparenti su origini e modalità di produzione e coltivazione dei prodotti.

Scritto da Paola Tournour-Viron
Si occupa da oltre vent’anni di giornalismo turistico per il trade, con specializzazione in nuove tendenze e sviluppo dei mercati esteri. E’ curatrice di Studi ed Osservatori di Mercato per il turismo italiano ed estero, nonché redattrice e speaker di corsi multimediali su alcune tra le principali destinazioni turistiche internazionali. E’ stata conduttrice di rubriche radiofoniche sul tema dei viaggi ed è docente a contratto di marketing e comunicazione in corsi per gli istituti superiori a indirizzo turistico e alberghiero. Per Mondadori Education è coautrice dei volumi “Comunicare l’Impresa Turistica” e “Tecniche di Comunicazione”.
Iscriviti alla
Newsletter
Ti basta inserire la tua email!
Ricevi periodicamente risorse gratuite, articoli di approfondimento, guide pratiche in e-book e il reminder per i nostri eventi live e digitali!


