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Divise in hotel: è l’ora del restyling


Il trend si sta diffondendo sull’altra sponda dell’Atlantico, e un Paese come l’Italia noto ovunque per le sue eccellenze nel mondo dell’alta moda, non può non prenderne nota. Ancora una volta il target in questione è quello dei Millennials, cioè dei nati tra il 1980 e il 2000-2004, di cui il marketing attuale molto si occupa […]
Il trend si sta diffondendo sull’altra sponda dell’Atlantico, e un Paese come l’Italia noto ovunque per le sue eccellenze nel mondo dell’alta moda, non può non prenderne nota. Ancora una volta il target in questione è quello dei Millennials, cioè dei nati tra il 1980 e il 2000-2004, di cui il marketing attuale molto si occupa e di cui più volte Sharing Tourism ha trattato nei propri articoli. In questo caso però l’interlocutore non è il cliente ma il dipendente.

Il restyling per piacere ai clienti

Secondo un’analisi condotta dal gruppo Amway Hotel Corporation, parrebbe infatti che dai Millennials impiegati nei diversi servizi alberghieri giunga una richiesta piuttosto energica di restyling delle divise in hotel. Poco – o addirittura per nulla – abituati sin dai tempi della scuola all’obbligo di un ‘abbigliamento uniforme’, la nuova generazione di lavoratori chiede ora divise dal taglio innovativo, un tantino più casual e al contempo più sofisticate nei dettagli e, nel complesso, più ‘distinte’ nel risultato finale. Sempre secondo lo studio fatto, questo genere di look risulterebbe tra l’altro molto gradito – perché più attuale e dunque più familiare – anche ai clienti compresi nella medesima fascia di età. Questi ultimi, non dimentichiamolo, si stanno dimostrando fan delle strutture alberghiere, scelte per le loro vacanze nel 42% dei casi contro il 21% degli ostelli, il 18% dei bed&breakfast e l’11% di Airbnb. Dettagli, insomma, da non trascurare se il desiderio è quello di allinearsi ai gusti del cliente, piacergli il più possibile e farlo sentire a proprio agio. Forte di quanto suggerito dallo studio, la Amway Hotel Corporation ha immediatamente rivisto il look del proprio staff. Camicie senza cravatta, abbinate ad abito e pochette nelle tinte che riprendono gli interni dell’hotel, sono così entrate nella dotazione vestiario al Marriott di Grand Rapids, nel Michigan. Nel frattempo, cappotti in taglio casual e a tinte accese hanno debuttato a New York nei guardaroba dei dipendenti dell’Hotel Indigo, mentre al W South Beach di Miami per il personale addetto alle piscine si è puntato sulla griffe Wet&Sea per i costumi da bagno, su Garrett Leight per gli occhiali da sole e sul marchio New Era per i copricapo. Tutte firme di respiro internazionale ma di origine autoctona, che con le loro produzioni contribuiscono a plasmare le nuove divise in hotel.

E in Italia?

Seguendo questo esempio e in un paese come il nostro, dove gli istituti di alta moda possono garantire a costi contenuti un’ottima qualità di design e di manifattura, la strada sarebbe percorribile anche senza grandi esborsi. Fermo restando che per le strutture alberghiere dotate di budget più robusti permarrebbe la privilegiata opzione delle grandi maison. In un caso o nell’altro, comunque, rinfrescando le divise in hotel si aggiungerebbe al servizio una bella porzione di quel ‘made in Italy’ tanto apprezzato dai viaggiatori di tutto il mondo, italiani inclusi. Osservando questa volta il segmento dal lato cliente e limitandoci al mercato domestico, non dimentichiamo che il bacino dei Millennials vanta cifre di tutto rispetto: ben 13,3 milioni di connazionali suddivisi in giovani fino ai 17 anni nel 17% dei casi, tra i 18 e i 24 anni nel 31%, e fino ai 34 anni per il restante 52%. Per giunta, il 58% dei Millennials nostrani dichiara di effettuare una media di cinque viaggi l’anno, il che giustificherebbe ancora di più gli sforzi compiuti per creare ambienti a loro graditi. Tutto questo certamente in nome della proverbiale capacità di accoglienza italiana ma anche in virtù della storia turistica nazionale, che già nei primi anni Sessanta vide il mondo dell’alta moda piegarsi ai desiderata dell’industria dei viaggi. Con la prestigiosa griffe delle Sorelle Fontana a vestire le crew Alitalia in volo nei cieli del pianeta.


Scritto da Paola Tournour-Viron

Si occupa da oltre vent’anni di giornalismo turistico per il trade, con specializzazione in nuove tendenze e sviluppo dei mercati esteri. E’ curatrice di Studi ed Osservatori di Mercato per il turismo italiano ed estero, nonché redattrice e speaker di corsi multimediali su alcune tra le principali destinazioni turistiche internazionali. E’ stata conduttrice di rubriche radiofoniche sul tema dei viaggi ed è docente a contratto di marketing e comunicazione in corsi per gli istituti superiori a indirizzo turistico e alberghiero. Per Mondadori Education è coautrice dei volumi “Comunicare l’Impresa Turistica” e “Tecniche di Comunicazione”.

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